Ristoranti

FELICE A TESTACCIO, 📍via Mastro Giorgio, 29 - Tel: 06.574.6800

Qui la maggior parte dei romani va quando vuole mangiare cibo romano. Qui puoi mangiare una pasta speciale come la Cacio e pepe, oppure una buonissima carbonara e amatriciana

PIZZA FORUM, 📍Via di S. Giovanni in Laterano, 34-38 - Tel: 06.775.911.58

Amo questo ristorante perché qui puoi mangiare la vera pizza napoletana. Ti consiglio di assaggiare la Margherita con la mozzarella di bufala e devi provare i fritti misti. Il ristorante è molto vicino al Colosseo quindi se vai a visitare il monumento romano dovrai assolutamente mangiare da Pizza Forum.

ALLA RAMPA, 📍Piazza Mignanelli, 18, Roma, RM - Tel: 06.678.2621

Consigliatissimo. Vado spesso in questo ristorante che si trova vicino piazza di Spagna e Fontana di Trevi. Locale molto carino ed entrando al suo interno vi sembrerà di stare in una piazza romana. Suggeriamo il Romo con patate al forno. Tutti i piatti sono ottimi e se passate in questa zona lo dovete venire a provare.

PIZZERIA DA BAFFETTO , 📍Via del Governo Vecchio, 11 - Tel: 06.686.1617

Se vuoi mangiare una pizza romana devi venire qui! E' vicino a piazza Navona dove devi andare. Qui è consigliatissima la pizza "Capricciosa con uovo aperto" e veramente squisita.

Piatti tipici romani

Supplì

Pronto, chi parla? Diffidate dalle imitazioni: la vera supplì (sì, è femmina come le arancine) è, o almeno dovrebbe essere, al telefono. Queste deliziose palline di riso impanate e fritte nella loro ricetta originale sono talmente ripiene di provatura (formaggio filante simile alla mozzarella) che, una volta aperte, formeranno un lungo filo: come quello del telefono, per chi se lo ricorda naturalmente.
La tradizione inoltre vuole che il cuore di formaggio venga accompagnato da ingredienti molto saporiti come funghi e rigaglie di pollo. Oggi a Roma le supplì si possono trovare in una miriade di versioni, dalla più classica al sugo di carne alle più fantasiose in veste “gourmet”.

Carciofi alla giudia

Non vogliamo fare discriminazioni nei confronti degli altri carciofi, per dire, quelli alla romana tagliati a spicchi e saltati in padella con olio aglio e mentuccia sono da paura, tuttavia i carciofi alla giudìa sono talmente interessanti che vale la pena soffermarsi sull’argomento. Piatto tipico della tradizione giudaico-romanesca, questa frittura di carciofi sembra semplice ma non lo è: ci sono infatti svariate accortezze da tenere a mente se volete prepararli da voi.

Innanzitutto occorre procurarsi i carciofi giusti, vale a dire i cimaroli o mammole che sono grandi, tondi e senza spine. Sempre Ada ci dice che vanno tagliati in modo speciale e che il tegame per friggere deve essere di terraglia , un tipo di ceramica che impedisce al carciofo di annerirsi . Infine il segreto per una croccantezza perfetta: la spruzzata finale di acqua fredda sui carciofi a fine cottura, quando sono ancora immersi in olio bollente.

Filetti di baccalà

Altro protagonista della tradizione ebraica, il baccalà fritto in pastella è un’istituzione romana dello street food. Considerato un ingrediente della cucina povera, anticamente veniva incorporato nei “pezzetti” che, racconta Ada, erano e sono tutt’ora, benché molto detronizzati, una specialità delle friggitorie romane.

Si tratta di una frittura con la pastella composta per lo più di piccoli pezzi di broccoli, cavolfiori, patate, zucca gialla, strisce di baccalà, ecc., che in altri tempi si vendevano a cinque per un soldo. Una specialità della cosiddetta “Roma sparita” per cui si faceva la fila e che spesso veniva consumata in compagnia di un bel bianco dei Castelli. Le mode vanno e vengono ma una cosa è certa, il fritto con le bollicine è la morte sua!

Gnocchi alla romana

Ci vuole una precisazione: questo primo non ha niente a che fare con le palline di patate e farina del nostro immaginario gastronomico abituale. L’anima degli gnocchi alla romana è infatti il semolino cotto nel latte , impastato con le uova e infine gratinato con abbondante burro e Parmigiano. Si ottengono così dei piccoli dischetti ricoperti dalla proverbiale crosticina, così sottile e croccante che pare di sentire il rumore che fa sotto i denti.

La nostra Ada ci racconta che gli gnocchi, spesso preparati in occasione di eventi speciali, erano diventati sinonimo di festa, tanto che spesso un invito a pranzo […] viene accompagnato dalla promettente frase ‘Se famo un bel piatto de gnocchi!’

Pagliata coi rigatoni

Di piatti di pasta sinonimo di romanità ce n’è di tutti i tipi. Da parte nostra ci siamo ampiamente occupati di cacio e pepe, suggerendovi dove mangiarla a Roma , abbiamo affrontato spinose diatribe riguardanti la carbonara , e cercato di mettere tutti d’accordo sull’ amatriciana . Poi, se vogliamo parlare di tipicità, cominciamo a camminare sulle uova, visto che le origini vere dei piatti appena citati sono tutte da dimostrare, tra prestiti lessicali, commistioni di ingredienti e conflitti di interesse – anzi, quella arrabbiata in questo discorso dovrebbe essere proprio la pasta, l’unica romana de Roma che troppo spesso viene snobbata in favore delle sorelle assai più sostanziose.

Oggi quindi andiamo sul sicuro, con il benestare della nostra Ada e possibilmente del nostro cardiologo. Si parla di rigatoni con la pajata che ne “La Cucina Romana” vengono presentati al contrario, cioè con l’intestino tenue di vitello da latte come protagonista. Un piatto che più romano non si può, dalla consistenza cremosa data dal chimo che in questo caso non viene eliminato ma mescolato al sugo di pomodoro per legare la pasta. Un piatto “zozzo” che sembrava fosse destinato a scomparire ma che per fortuna è tornato sulle nostre tavole: ragione in più per non farvelo scappare!

Abbacchio a scottadito

Aprile, capretto gentile : così si dice a Roma, dove l’ agnello da latte è considerato una vera e propria leccornia. Giusto in tempo per il pranzo di Pasqua dunque, l’ abbacchio a scottadito allieta le tavole festose dei romani da parecchio tempo. Le costolette di agnello sono cotte sulla brace e, come suggerisce il nome, si mangiano rigorosamente con le dita! Trovate qui la nostra ricetta.

Saltimbocca

Lo ammette anche Ada: “Non potremmo davvero giurare che codesti ‘saltimbocca’ siano una pietanza della antica cucina romana. È piuttosto una di quelle ricette d’importazione, le quali hanno preso, dopo parecchi anni, la cittadinanza romana”. I saltimbocca , pare, sono di origine bresciana ma noi li citiamo lo stesso visto che si sono acclimatati così bene a Roma. Queste fettine di vitello cucinate con burro e vino bianco hanno una bellissima spilla di prosciutto crudo e salvia, coppia inossidabile tenuta insieme dall’immancabile stuzzicadenti. Tra un salto e l’altro attenti a non pungicarvi!

Fagioli con le cotiche

Facciamo finta di niente e, nonostante non sia proprio leggerissimo, consideriamo questo piatto un contorno alla stregua di broccoli e cicorie ripassate. I fagioli con le cotiche anzi, i facioli co’e cotiche, sono amatissimi a Roma: di norma vengono usati fagioli bianchi secchi e cotenne di prosciutto. Il tutto si fa rinvenire in acqua bollente, soffritto in olio, aglio e prezzemolo e completato con salsa di pomodoro. Un piatto de core (e de panza!).

Insalata di puntarelle

Questi deliziosi germogli di cicoria vengono mangiati crudi in insalata e conditi con olio, aglio e filetti di acciughe. Se consumate come madre natura le ha fatte, con le dovute accortezze , le puntarelle sono ricchissime di micronutrienti (fosforo, calcio, vitamina A) e hanno proprietà diuretiche e digestive. Insomma, se mangiare le verdure fa bene, a Roma fa ancora più bene.

Pomodori con il riso

Il pranzo estivo perfetto, ancor di più se siete in trasferta al parco o in spiaggia (ci dicono che funzionano particolarmente bene a Ostia Lido, fate voi). I pomodori col riso sono il piatto unico di una volta, l’antenato delle insalatone di riso che ci vengono propinate oggi – quelle che, con tutte le schifezze che ci mettono dentro, farebbero sicuramente inorridire la nostra Ada.

Lei, che la sapeva lunga e fondamentalmente aveva già capito che less is more, ci riporta una ricetta dei pomodori ripieni che più semplice non si può: i nostri pomodori devono essere belli grossi, scavati, riempiti con riso, olio e le erbette che preferite e infine ripassati in forno. Ottimi sia caldi sia freddi, garantiamo che saranno un successone al vostro prossimo picnic.

Maritozzo

Dulcis in fundo; usiamola questa espressione latina ogni tanto, a maggior ragione se ci serve per descrivere la colazione romana più amata in assoluto. Il maritozzo con la panna alla mattina è un momento più sacro della messa: questo panino dolce di pasta lievitata nasce come dolce quaresimale e all’inizio non prevedeva affatto la farcia cremosa, piuttosto l’impasto era comunemente arricchito da pinoli, uvetta e arancio candito.

Oggi i romani hanno sacrificato la frutta secca per la panna fresca ma a noi va benissimo così, mentre mordiamo gioiosi il nostro maritozzo gigante ripieno – e se ci sporchiamo, ci piace di più, tiè.